INFO UTILI

 

Chiuso il martedì.

Aperto dalle 9 a un'ora prima del tramonto.

La  biglietteria chiude un'ora prima.

 

 

Indirizzo:

Via Terracciano, 75 - Pozzuoli (NA)

 

 

Telefono:

081-5266007

 

 

Ingresso:

2,50 euro (comprensivo della visita al Serapeo)

Con ArteCard ingresso gratuito

 

 

Come arrivare

  • Vista dall'alto
  • Interno
  • Sotterranei

Anfiteatro Flavio

Alcune centinaia di metri a nord est del porto si trova l'Anfiteatro flavio di Pozzuoli.

Una delle più grandi arene costruite sotto l'imperatore Vespasiano, intorno al 70 d.C., sorse sulla grande terrazza urbana della citta', destinata ad ospitare i piu' importanti monumenti architettonici dell'"urbs" romana.

L'Anfiteatro, coi suoi 149 metri di altezza, è per grandezza il terzo in Italia dopo il Colosseo e l'Anfiteatro di Capua.

L'edificio, in tre ordini di arcate, era circondato da un portico ellittico che sorgeva su di una platea in travertino i cui pilastri in piperno furono sostituiti, con grandi colonne di laterizio.

Dei tre ordini di gradinate della cavea ne restano due; la capienza era di circa 40.000 spettatori.

L'arena, ellittica, che misura 75x42 m, è aperta al centro da un corridoio. Due scale nei lati lunghi conducono agli imponenti sotterranei perfettamente conservati, tre profondi corridoi, quaranta celle al piano inferiore, altre quaranta, destinate alle belve, al piano superiore.

Lungo l'arena si trovano aperture comunicanti con le gabbie nei sotteranei da cui potevano entrare le bestie spesso utilizzate durante gli spettacoli.

Suggestiva è la visita dei sotterranei che mostrano la complessa organizzazione dei servizi per il funzionamento degli spettacoli. Nell'arena si svolsero i primi martirii cristiani: qui, secondo la tradizione formatasi tra il V e VI secolo, nel 305 d.C. fu preparato il supplizio per San Gennaro.

 

 

 

  • Duomo di San Gennaro a Napoli
  • Catacombe San Gennaro
  • Joseph de Ribera detto “lo Spagnolettoâ€?

Il martirio dei Santi Gennaro, Procolo e Sossio

 

Il cruento ciclo di persecuzioni iniziato da Diocleziono insanguinò anche i Campi Flegrei. Fiore all'occhiello della società  cristiana miseno-montese fu Sossio, diacono presso il vescovado locale sito a Torre di Cappella.

Il diacono Sossio fu imparentato anche con la famiglia Ianuaria, cui apparteneva il vesovo Gennaro, il quale faceva risalire la propria origine a Enea, come Augusto ed addirittura al dio Giano.

Sossio, dopo aver accompagnato  a Benevento Tenoria, madre di Gennaro  (fine agosto del 305), fece ritorno a Misenum, presso la dimora privata del vescovo. Qui, individuato come cristiano, fu arrestato e, per ordine del consolare di Campania, imprigionato nei primi giorni di settembre del 305.

L'arresto scosse gli animi dei cristiani miseno-montesi, i quali ne fecero edotto Gennaro. Questi, avendo conosciuto la pericolosa situazione in cui si trovava Sossio, venne appositamente a Misenum e si recò in carcere, insieme con il suo diacono Festo e con il lettore Desiderio, per confortare il prigioniero.

I tre visitatori, sospettati di essere anch'essi cristiani, furono tratti in arresto ed associati  a Sossio in prigione.

Stabilita la data del processo, si arrivò al giorno del dibattito e del giudizio. I quattro arrestati furono trasferiti a Pozzuoli.  Mentre essi venivano trasportati da Misenum a Puteoli per essere giudicati, incontrarono il diacono Procolo, nonchè i nobili Eutichete e Acuzio, tutti e tre puteolani, i quali, per aver osato difendere l'innocenza dei prigionieri, vennero anch'essi tratti in arresto.

In sede dibattimentale il giudice Draconzio condannò i sette arrestati ad essere sbranati dalle belve.

Secondo la leggenda, arena delle condanne a morte dei cristiani flegrei sarebbe stata l'Anfiteatro Flavio di Puteoli. Qui i setti carcerati furono avviati la mattina del 19 settembre, nella stessa data in cui era stato martirizzato San Massimo di Cuma.

Il giorno 19 settembre, cadeva nel periodo dei Grandi Giuochi, che avevano inizio il quattro settembre e duravano quindici giorni.

Nell'Anfiteatro Flavio, secondo la tradizione, già  da tempo fervevano i preparativi per organizzare lo spettacolo "clou" della ricorrenza. Le belve, trasportate nei sotterranei, erano state tenute digiune per preprarle al grande banchetto. La notizia si era diffusa rapidamente ed aveva richiamato nell'anfiteatro numeroso pubblico dalle vicine città : Misenum, Cuma, Capua, Napoli....

Quando il gruppo dei condannati entrò nell'arena, furono liberati da ceppi e catene. Da un cunicolo sotterraneo furono mandate avanti le belve affamate. Il pubblico, esilarante di gioia, si levò in piedi plaudente, mentre i sette condannati meditavano e pregavano.

Secondo la tradizione, le belve, quasi fossero ipnotizzate, si fermarono in prossimità  dei prigionieri mansuetamente. Il giudice Draconzio, allora, decise di commutare la pena "ad bestias" in decapitazione.

La mattina del 23 settembre i sette condannati furono condotti sulla collina della Solfatara e decapitati. Qui, forse sul finire del VI sec., sarebbe sorta la basilica dedicata a San Gennaro.

Secondo un'altra leggenda, il luogo dell'esecuzione capitale dei martiri, sarebbe stato invece l'anfiteatro puteolano. Subito dopo la decapitazione, Eusebia, che era stata nutrice di Gennaro, aveva raccolto e conservato in due ampolline il sangue del martire, mentre la pietra sulla quale egli aveva poggiato la testa per essere decapitato era rimasta sul posto, macchiata di sangue, tutt'or visibile nella chiesta dei Cappuccini.

Secondo la tradizione, proprio in quell'occasione il sangue del Martire si sarebbe liquefatto per la prima volta. Il 13 aprile del 431 Giovanni I, vescovo di Napoli, avrebbe provveduto a trasferire le ossa di San Gennaro dall'Agro Marciano nelle catacombe di Capodimonte, dove le avrebbe fatte inumare presso il sepolcro di Sant'Agrippina, nella cripta gentilizia della famiglia Ianuaria, insieme con le ampolline.

 

 

Testo tratto da:

"Monte di Procida Antica Misenum", Volume primo, A. Antonino Gnolfo, Edizioni Valtrend

 

Link utili:

Museo del Tesoro di San Gennaro

Il Sangue di San Gennaro

 

 

      Come arrivare:    

Pozzuoli si trova a circa 15 km a nord-ovest di Napoli e 15 km dall'aeroporto di Napoli-Capodichino.

  • Se si arriva in auto dall'autostrada A1, imboccare lo snodo per la tangenziale est.
  • Il comune di Pozzuoli è servito dalla ferrovia, linea SEPSA (Ferrovia Cumana).
  • Sempre la SEPSA offre il servizio di autobus: numero verde 800-001616.
  • Infine, è possibile utilizzare il servizio della Metropolitana (FF.SS.) di Napoli: scendere alla stazione di Pozzuoli-Solfatara.

 

      Guarda la mappa:       

mappa anfiteatro flavio